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Palio di Asti

8 set
Tempo di lettura: 4 min
Sbandieratori del Palio di Asti "A.S.T.A."
Sbandieratori del Palio di Asti "A.S.T.A."

Ogni prima domenica di settembre ad Asti si corre il Palio.

Il Palio non è solo una gara spettacolare tra cavalli e fantini: è il simbolo dell’identità astigiana, un evento che mescola passione, memoria e orgoglio collettivo.

Il termine palio, derivante dal latino pallium (telo di stoffa rettangolare indossato come soprabito sopra la tunica romana), indicava in origine solamente la pezza di stoffa preziosa che era posta al punto d'arrivo e che era assegnata al vincitore della tenzone.

In seguito il significato venne allargato alla festa in generale, intendendo per palio l'insieme dei riti e delle consuetudini strettamente collegate alla corsa vera e propria.

La prima notizia certa della corsa risale al 1275: il cronista locale Guglielmo Ventura riporta che gli astigiani, «sicut fieri solet Ast, in festo Beati Secundi» ("come risulta essere solito ad Asti, durante la festa del Beato Secondo"), corsero il Palio per dileggio sotto le mura della nemica città di Alba, devastando le vigne circostanti.

Quindi se già nel 1275 la "Corsa del Palio" era definita una consuetudine, è probabile che la sua origine debba collocarsi dopo l'anno 1000, con regole codificate già dal XIII secolo (coincidente anche con il periodo di massimo splendore del Comune di Asti).

Da allora, il Palio ha sempre accompagnato il divenire storico della Città, rispecchiandone le alterne vicende.

In otto secoli ha conosciuto trasformazioni, ma ha mantenuto inalterati i caratteri originali: il fascino della competizione agonistica, la passione partigiana, il rapporto privilegiato con il Santo patrono e una grande valenza identitaria.

La festa venne riorganizzata nel 1929 dall'allora podestà di Asti, Vincenzo Buronzo.

Per quell'anno il Palio si svolse di nuovo alla lunga, ma su corso Dante, lungo un percorso in salita di circa 1300 m.

La ripresa e il successo della corsa, tenutasi fino al 1935, suscitò però qualche risentimento nella municipalità di Siena, ospite del Palio omonimo.

Nel 1936, per intervento diretto di Benito Mussolini, che riconobbe alla sola Siena il privilegio di chiamare la propria manifestazione col nome di Palio, arrivò l'ordine di modificare la denominazione della festa in «certame cavalleresco», parallelamente alla interdizione per Legnano di denominare come palio la corsa tenuta durante la "Sagra del Carroccio". La corsa venne così rimandata dapprima all'anno successivo ed in seguito sine die.

Ripreso nel 1967, dal 1988 il Palio si svolge nella centrale piazza Vittorio Alfieri, come suggerito dall'architetto Antonio Guarene.

Il corteo storico è sicuramente uno degli elementi più spettacolari del Palio di Asti.

Nel primo pomeriggio prima della corsa del Palio, il corteo parte dalla cattedrale di Santa Maria Assunta, si snoda poi per le vie del centro storico e si conclude in piazza Alfieri, dove si tiene la corsa.

Il corteo si apre con il gruppo a cavallo del Capitano del Palio e dei magistrati. Al Capitano spetta la supervisione della manifestazione, con il potere di infliggere squalifiche in caso di comportamenti irregolari da parte dei fantini durante lo svolgimento della corsa.

Alla fine del corteo sfilano i vincitori dell'ultima edizione del Palio, seguiti dal Carroccio, antico simbolo dei liberi Comuni, che reca con sé il sendallo raffigurante san Secondo a cavallo e le insegne del Comune di Asti. La committenza ogni anno è affidata a un maestro della pittura contemporanea di fama internazionale.

Quest’anno il Palio è stato realizzato dal maestro Marco Aru, artista di fama nazionale e internazionale.

Si realizzano due Palii uno per il Vincitore e uno dedicato a San Secondo e collocato nella Collegiata di San Secondo.


Il maestro Marco Aru con i due Palii per il Palio di Asti
Il maestro Marco Aru con i due Palii per il Palio di Asti

I due Palii, pur distinti nella destinazione, sono legati da una visione comune. Aru per il primo, destinato alla Collegiata di San Secondo, rappresenta la conversione del Santo mentre abbandona il mantello, gesto che richiama il distacco dal passato romano e dalla dimensione guerriera. Il drappo destinato al vincitore della corsa, propone invece un San Secondo “glorioso”, ormai consapevole del proprio ruolo. Qui il Santo è a cavallo, in una scena dinamica che richiama la partenza della corsa del Palio.

In epoca medievale, la corsa del Palio non prevedeva che due premi: il palio, drappo di velluto o stoffa preziosa, per il primo arrivato, ed un gallo vivo per il secondo, come ben documentato dai libri dei conti della tesoreria ducale. Se il primo premio ha un elevatissimo valore venale, il secondo ne è praticamente privo e ha una funzione soprattutto simbolica e morale.

Oggi giorno i premi sono: per il primo premio il palio, per il secondo la borsa con monete d'argento,

per il terzo premio un paio di speroni, per il quarto premio un gallo vivo, il quinto premio è una coccarda con i colori della città, bianco e rosso, all'ultimo arrivato spetta l'inchioda, o acciuga salata.

È uno dei premi più caratteristici e sentiti del Palio di Asti. Deriva dal dialetto astigiano trecentesco anzoa, ed in seguito anchoa. Destinata all'ultimo classificato, è data in premio in segno di scherno e di disonore per lo sconfitto.



 
 
 

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